Catanzaro è contro le campagne di comunicazione?

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La domanda di oggi è: “perché nella mia “piccola” città le piccole aziende non promuovono i propri prodotti con delle campagne di comunicazione e quelle grandi lo fanno, affidandosi però ad agenzie che spesso hanno sede nel nord Italia?”

Comunico anzitempo che tale dubbio, nonostante un’attenta analisi del contesto, non ha trovato alcuna risposta. 

Nel primo caso mi ritrovo a pensare che, oltre al dato immediatamente percepibile, della crisi, e dunque di  budget ristretti e introiti sempre più smangiucchiati dalle tasse, la ragione risieda specificamente in una mancanza di fiducia nel settore pubblicitario. Una figura mitologia a tratti demoniaca, che conserva il suo potere e la sua valenza funzionale solo  per i grandi colossi e solo quando questa viene trasmessa in TV.
Nel secondo, la questione si arricchisce di un elemento che forse ferisce un po’ l’orgoglio, perché si tratta di una mancanza di fiducia nei confronti del proprio territorio e della gente che ne occupa lo spazio.

Che si tratti di turismo o di gastronomia, la Calabria possiede invidiabili eccellenze che hanno la sola pecca di non esser conosciute neppure dai propri abitanti. Promuovere un’attività o un servizio non significherebbe creare quella pubblicità in grado di “manipolare la realtà e la percezione di quel prodotto”, quanto piuttosto, mostrare nel modo più congeniale e affidabile possibile, l’essenza di cose già presenti, il tutto solo prestando più attenzione ai dettagli e al contesto.

I costi per le campagne di comunicazione sono ritenuti, dai più, eccessivi, e in tali casi, dunque, nemmeno presi in considerazione. Si preferisce differire a inarrivabili “domani” la pubblica presentazione del servizio/prodotto, vagando nell’incertezza del “passa parola”, per anni e anni di attività, senza risultati tangibili.
Nei casi in cui la campagna di comunicazione viene “lanciata” da un’agenzia pubblicitaria del “continente” ci si ritrova dinnanzi (nel migliore dei casi) ad una goffa e superficiale analisi del prodotto, del territorio, del target da colpire e degli strumenti da adoperare.

E così ci ritroviamo

  • Siti internet di un piattume inimmaginabile. Poco piacevoli e fuori da ogni “trend”, non aggiornati, dai contenuti noiosi e di certo senza alcun appeal, spot poco curati, con attori dalle dubbie capacità interpretative, registi ancora meno intraprendenti e addetti al montaggio con probabili problemi di alcolismo cronico. Non perché incompetenti ma perché si preoccupano solo del lancio, affidando la gestione ordinaria nelle mani di persone inaffidabili e assuefatti alla logica lassaisez faire.
  • Cartelloni pubblicitari (i famosi 6×3) che non comunicano alcunché, se non una visione distorta del buongusto e dei nessi tra immagini e didascalie. Tra sessismo galoppante (elemento ormai quasi sorpassato nel mondo del marketing) e scelte grafiche vintage, certamente non volute, l’effetto è quello di una tendenziale incompetenza nel settore.
  • Una quantità incommensurabile di volantini e brochures dall’inguaribile attaccamento morboso per gli anni ’80 e per il design non-convenzionale (termine qui usato per esprime il totale disprezzo per qualsiasi convenzione, regola o moda del mondo della grafica pubblicitaria). Al solo pensiero inorridisco.

Nel dettaglio si può notare che, per “risparmiare”, i titolari delle attività commerciali, piuttosto che affidarsi ad agenzie di comunicazione, preferiscono esporre le proprie idee ai titolari di tipografie, con risultati meno che mediocri. Nel migliore dei casi chiedono al ragazzino di turno, amico o parente di abbozzare un logo o lo slogan (che diventeranno  poi quelli ufficiali). Gli stessi cureranno poi, le pagine commerciali sui social o sui blog (quando presenti).

Quelle stesse aziende, magari hanno preso appuntamento nella tua agenzia di comunicazione integrata, per saperne di più, per chiedere un preventivo; hanno teso la mano in cerca di aiuto per una revisione stilistica e strategica della comunicazione e della promozione, ma hanno preferito, poi, non investire nei tuoi servizi, perché davvero poco inclini a considerarlo un vero e proprio lavoro degno di esser preso in considerazione.

[Tweet “Perché in fin dei conti non c’è nulla di difficoltoso e impegnativo nel fare pubblicità.”]

Già! E con quale risultato, l’aver speso male i propri soldi (sprecandoli dunque).

Di seguito ho deciso di riportare parte di “lettera aperta a un cliente in cerca di agenzia” di David Ogilvy (in La pubblicità, Mondadori, 1983), per offrire qualche delucidazione che possa tentare di far aprire gli occhi ai più intraprendenti e competitivi signori del business; perché che si tratti di mercato  locale o globale, le nuove sfide, riguardano, ora più che mai, il sapersi vendere e il sapersi mettere in discussione, in pubblica piazza.

[blockquote photo=”http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fa/David_ogilvy.jpg” author=”David Ogilvy” company=”Ogilvy & Mather” link=”http://www.ogilvy.com/” target=”_blank”]

Egregio Signore e Gentile Signora
se è alla ricerca di una nuova agenzia, mi permetta di darle qualche suggerimento sul modo più semplice per agire.
Non deleghi alla scelta un comitato di cavillosi pedanti. Di solito fanno la scelta sbagliata. Scelga lei.
(…) Metta da parte le pagine con annunci che le fanno invidia e trovi i nomi delle agenzie che li hanno fatti. (…)
Prenda appuntamento con il capo di ciascuna agenzia e con il suo direttore creativo (…)
Chieda ad ogni agenzia di farle vedere i loro sei migliori annunci stampa e spot… scelga l’agenzia che ha fatto le campagne che più le interessano.
Chieda la tariffa (…) Non mercanteggi mai sul compenso dell’agenzia. (…) Si comporterebbero così con gli avvocati e i consulenti delle società?

Non tenga un cane, abbai lei. Uno stupido qualsiasi può scrivere un cattivo annuncio, ma ci vuole un vero genio per non sciuparne uno buono.

[/blockquote]

In uno dei precedenti post (questo) mi ero impegnata a chiarire perché è opportuno, delle volte, affidarsi alle mani esperte di una web agency e perché il mestiere del “pubblicitario” meriti rispetto e riconoscimento (che coincida anche con una placida affermazione del : sì, sono disposto a pagare per questo servizio!”)
Ma pare che ancora da queste parti debba scontrarmi, piuttosto  con frasi del tipo: Ah, ma dunque lei lavora in un’agenzia di comunicazione integrata? E per quale testata scrive?”

Un’agenzia di comunicazione offre servizi disparati, impara a conoscere il prodotto, l’azienda, gli obiettivi che deve raggiungere, i destinatari e l’ambiente in cui si inserisce. La stessa si dota di un organico che crea, dalle basi, il progetto di comunicazione (verso l’esterno ma anche al suo interno), ne segna il percorso, sceglie lo slogan vincente, i canali per veicolare il messaggio  (…)  e molto altro.
Ma di sicuro agirà nel vostro interesse, offrendovi quello di cui necessitate per portare alla vetta la vostra attività.

Ne converrete con me, che uno dei problemi più palesi per il mercato locale e per la scarsa attenzione ai prodotti e ai servizi che offrono, risieda proprio nella scarsa (se non assente) capacità di promuoversi?
Sarà colpa, ancora una volta del “fai da te” e del “che cosa mai ci  vorrà, lo posso fare pure io”.

Crediti foto

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