Anche la pubblicità festeggia a dicembre

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In tutta onestà il post, sulla pubblicità, di oggi lo dedico alla mia adorata collega Velella, che con i suoi occhi pieni di meraviglia continua a sforzarsi di vedere le lucine colorate e la magia di Natale. NO non ce la farai a contagiarmi (o forse si?).

“Il periodo dell’anno più fastidioso per guardare la TV è proprio Natale; perché ogni film dura in media tre ore: per ogni fotogramma parte uno spot, marchiato babbo natale et similia ”

Partendo da, questa semplice e “un pò’” cinica considerazione, sono giunta alla conclusione che è nel periodo natalizio (che dura ogni anno sempre qualche giorno in più) la pubblicità dimostra con effettività il proprio potere martellante e manipolatorio.

Toglie la maschera, mostra i denti, ma li colora di rosso, gli da una spolverata di neve e impacchetta tutto con tanti bei fiocchi metallizzati.

Tanto nessuno se ne accorge. Sono tutti imbambolati, trasognanti e gettati in un tunnel vorticoso di confusione misto ad una naturale attrazione fatale. Saranno le quantità abissali di zuccheri ingurgitati nel mese dicembre, l’effetto epilettico delle luci ad intermittenza o la possibilità di entrare in trance grazie alle cantilene assordanti (e dissonanti) dei bambini…

Ma funziona?!?

Se decidessero di celebrare la giornata internazionale della pubblicità, di certo questa “cadrebbe” il 25 dicembre (blasfemia a parte). Aziende, produttori e addetti al marketing lavorano incessantemente per un anno intero in vista della campagna giusta da proporre per Natale. Quasi come se il periodo imponga una competizione spietata per quello spot o campagna pubblicitaria che meglio riesce a contestualizzare i tradizionali temi del natale (anche per quei prodotti o servizi che palesemente non c’entrano assolutamente nulla VEDI VIDEO)

[youtube video=”xAI3C6jIXWw” width=”1000″ height=”480″]

Il Natale scatena la creatività. Che sia sul web o in TV, l’obiettivo è stupire, emozionare, attraverso i messaggi di amore e pace come da copione, destrutturando e ricreando nell’immaginario collettivo una visione delle feste in linea con le tendenze volute dagli influencer del settore. Apparentemente due contesti separati a compartimenti stagni…

Più un marchio è noto, più sarà in grado di puntare per uno spot sensazionale. Inutile dire che per qualche strano dogma dire Natale è un po’ come dire Coca Cola.

Prima del 1930 l’immagine di Santa Claus, infatti, variava nei colori e nella forma. Nessuna cartolina o biglietto di auguri, prima di allora, rappresentava il paffutello e pelosissimo babbo natale di rosso e bianco vestito. (Alcune leggende narrano che fosse verde o anche azzurro, nella tradizione russa di “Nonno Gelo”).

Haddon H. Sundbolm, il pubblicitario della bibita più bevuta al mondo (per chissà quale strana legge del contrappasso anche una delle meno salutari), fa un restyling della tradizione, anzi fa di più, la plasma e rende, da quel momento in poi, immutabile la sua immagine. Renne, cintura, sacco di iuta, elfi e altre robe tintinnanti e luminescenti.

[Tweet “In altre parole, Babbo Natale è vestito da bottiglia di Coca Cola.”]

Da quel giorno in poi da fine novembre fino a metà gennaio la pubblicità ruota attorno a questi temi. Tutti fanno a gara in vista dell’unico grande calderone fumante.

Potrebbe azzardarsi un’ipotesi: che in questo periodo dell’anno, la pubblicità sia un insano mix confuso tra tradizionali strategie di marketing e “non convenzionale”. Questo perché si tratta di stupire (con prepotenza) il consumatore, attrarlo e soprattutto di sfruttare l’ “idea” così pura e sincera del BENE supremo per fare business.

Le grandi ditte (quelle made in USA, per intenderci)  superano anno dopo anno, le aspettative. Non perdono un colpo, sono la cosa più vicina ad un film che io riconosca. Le musiche, i montaggi, il messaggio…

Quando le vedo mi domando se sarò mai in grado di riuscire a partorire simili genialate!

  • Se cercate lo spot più emozionante, quello che ripesca il tipico Natale con tutta la famiglia su una montagna innevata, capace di far scendere una lacrimuccia anche allo Zio Scrooge allora la pubblicità dell’Apple TV Ap ha colpito nel segno.
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  • Se cercate un messaggio non proprio convenzionale, guardate quello del Baileys che consiglia di trascorrere le vacanze con le amiche. punta un po’ sulle favole e un po’ sulle amiche del cuore.
  • Se invece preferite sognare un po’ ad occhi aperti ecco che la Samsung, per promuovere il galaxy 10.1) reinventa la leggenda della letterina a Babbo Natale. Questa è davvero carina!

Lily la scrive sul tablet, il papà la aiuta, gli allega la foto della bicicletta che desidera, la spedisce nello spazio indefinito delle etere, arriva a NiKlaus che l’inoltra ai disperati elfi che, a loro volta, saranno costretti a guardare un tutorial sul web per scoprire come costruire il reagalo a Lily.

Ma che meraviglia!

  • E poi c’è quella degli M&M’s o che preferisce “metropolizzare” le favole di Alice, del mago di Oz o di Aladdin per sorprendere, a dicembre.

Sui social e sul web la cosa funziona un po’ al medesimo modo, ma ovviamente è amplificato, soprattutto sulle piattaforme di “socialità”.

Il video natalizio da inviare all’amico, la personalizzazione dei biglietti da visita digitali, il tormentone della radio scimmiottato per rendere la cosa attinente al tema… o ancora i travestimenti, le sexy mamme natale, la i video virali di chi si improvvisa babbo natale (o anche renna) solo per il gusto di lasciare un’impronta di sé, anche durante le feste.

O Semplicemente per divertirsi.

Natale quando arriva, arriva. Ma lo carichiamo di aspettative e propositi interessanti.

Risveglia la meraviglia dell’uomo e per qualche giorno gli ricorda che tutto sommato qualche tempo fa… era un bambino!

Crediti foto

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