A proposito di accountability parte seconda: ovvero del successo di Firenze sui social.

Quando precedentemente ci siamo occupati di Comunicazione pubblica intelligente, abbiamo voluto sottolineare le inefficienze e le deviazioni da un sistema di PA “2.0” trasparente e partecipativa.
Molti dei comuni che, per precisa imposizione di legge (ad es. l. 150/2000 e d.lgs. 33/2013) devono dotarsi di strumenti web per l’implementazione di un modello di accountability efficiente, risultano infatti semplici portali che assomigliano più a quegli stanzoni impolverati e bui degli archivi pubblici. Spazi virtuali che rappresentano un microcosmo di una realtà tutta all’italiana, fatta di ritardi e approssimativismo tecnologico e scientifico. L’evidenza è che nella stragrande maggioranza dei casi ci si trovi davanti ad amministrazioni ancora non del tutto pronte ad adeguarsi ai nuovi sistemi di comunicazione via web.

L’importanza crescente dei social network nella gestione/programmazione degli affari privati e di quelli pubblici ha attirato l’attenzione degli addetti ai lavori, spingendo così verso l’ideale utilizzo del social networking come esempio corretto e funzionale del problem solving della cosa pubblica, poiché puntualmente interconnesso al tessuto sociale. Per una PA fatta di collaborazione, partecipazione attiva e co-produzione.
A tal pro ogni ente pubblico dovrebbe dotarsi di un piano di comunicazione, all’interno del quale fissare metodicamente gli obiettivi, gli strumenti mediante i quali organizzarsi e indirizzare intelligentemente tutto il complesso dati, azioni e politiche da trasmettere, nonché tutta una serie di previsione di aspetti che attengono alla gestione interna.
L’utilizzo del web, l’esperienza globale lo dimostra, ha dato prova di migliorare, semplificandolo e riducendolo, il processo di implementazione di politiche, di valutazione e di revisione, questo perché consente la presenza attiva e partecipata, mostrando un volto della PA aperto e in grado di mettersi in discussione. Ridisegna il rapporto tra Pubblico e Privato in virtù dei principi internazionali e globali di flessibilità e adattabilità a cittadini/utenti sempre più volubili e eterogenei.

Tuttavia allo stato attuale i social vengono più sfruttati per fornire informazioni utili alla cittadinanza su attività e servizi comunali (orari e modalità di fruizione dei trasporti, manifestazioni di solidarietà e partecipazione sociale, eventi sportivi…). Sono rari in casi in cui, con astuzia vengono utilizzati per la raccolta dell’umore e del grado di consenso dei cittadini sull’efficienza dei servizi o su possibili suggerimenti.
È bene però notare che in questa realtà fatta di inciampi e irte scalate verso modelli funzionali e di successo, qualche esempio virtuoso di informatizzazione all’interno del settore pubblico, già esiste e ne ha ben percepito le potenzialità. Sarà forse sulla spinta creativa delle strategie di comunicazione del mercato, che la macchina burocratica si è avvicinata al soggetto tanto da renderlo co-produttore.(?) Tra i pochi comuni in grado di competere con le nuove sfide della comunicazione 2.0 ritroviamo Firenze, Torino e Bologna.
Hanno fatto, della “accessibilità delle informazioni” e della “fidelizzazione del rapporto PA/cittadino” l’obiettivo primario del riordino delle strategie comunicative, attraverso lo sfruttamento, quasi a costo zero, di internet e social.

In questo contesto esemplare è il caso del comune di Firenze. Dal 2010 risulta essere uno dei più autorevoli comuni in grado di competere con le esigenze di una responsabile accountability.
Dopo l’iniziale e coraggioso benchmarking con gli esperimenti di Torino e Bologna, anche Firenze sbarca sui social. Basta dare un’occhiata veloce al sito ufficiale del comune, per capire che l’esperimento è più che riuscito.
Il successo sta nel fatto che ha saputo fondere e non sovrapporre la comunicazione politica con quella istituzionale, in maniera fresca e immediata senza troppe forzature linguistiche, tare di una politica vecchio stampo, pur mantenendo, al contrario, il necessario rigore istituzionale.
Utilizza un linguaggio familiare con l’umorismo tipico di Firenze, incarnando pienamente quei concetti di “reinterpretazione e concettualizzazione” che tanto fanno gola al marketing più spietato.
Il piano di comunicazione del comune di Firenze è stato in grado di integrare molteplici canali facenti parte della vita associata del comune, delle varie attività, degli eventi, creando forme di aggregazione, piattaforme di collegamento che hanno portato ad una progressiva (ed in evoluzione) narrazione collettiva della città, percorrendo la scia tracciata dalla più ampia onda del citizen journalism, fa del singolo la risorsa più preziosa per la costruzione e la divulgazione delle scelte e delle azioni della cosa pubblica.

L’efficienza di tale modello sta nel fatto di non aver seguito un vero e proprio modello.
Sul piano gestionale e organizzativo, infatti, ha saputo connettere e migliorare gli esempi a portata di mano, ricucendoli con la propria realtà locale, attraverso strumenti di estrema utilità e attualità. Ha abbattuto gli effetti negativi della spending review, che dal 2010 hanno ridotto dell’80% le risorse dedicate alla comunicazione.
La trasparenza s’è tradotta in ricerca del supporto creativo del cittadino che accede alle piattaforme on line. In tal modo non solo la fase di valutazione delle politiche si svolge quasi totalmente a costo zero ma produce una inaspettata risonanza che produce idee e brainstorming per politiche e attività efficienti. Inoltre non ha dimenticato di inserire il fantomatico widget di twitter per un’interazione spedita, sintetica e per evitare farraginosi e dispersivi aggiornamenti del sito internet.

Alcune pecche del sistema in generale dipendono dal fatto che il Piano di Comunicazione avviene in seconda battuta rispetto al Piano Esecutivo di Gestione (PEG) e al programma di bilancio, finendo così con il sovrapporre momenti che andrebbero studiati e portati avanti (almeno) contestualmente, per non sprecarne l’elevato potenziale di pianificazione e organizzazione dell’azione pubblica.
In questi ultimi anni la cosa chiara a tutti è che la pianificazione standard della comunicazione pubblica non funziona come dovrebbe, è necessario trovare soluzioni dinamiche e attuali per conciliare i requisiti di trasparenza dell’azione amministrativa con apertura smart nei confronti del cittadino/utente.
Altro deficit da sanare riguarda la circostanza che, in un contesto in cui si sottovaluta ancora il ruolo dei social media, il budget non solo è scarso ma è addirittura diminuito, non essendo considerata una priorità, ma al contrario una di quelle voci da eliminare per esigenze di taglio e cucito di spesa.
La cosa non convince molto le istituzioni comunitarie; infatti gli europarlamentari a febbraio 2013, hanno approvato una spesa di 2 miliardi di euro per liberarsi, mediante i social della flotta crescente di euroscettici.

Ciò che per l’utente è percezione e manifestazione del consenso, per l’amministrazione pubblica diventa consiglio, linea interpretativa attraverso cui ridisegnare gli interventi.
Le potenzialità per creare una smart-city ci sono tutte, lo si potrebbe fare pure abbattendo i costi.
Ma sarà alquanto impossibile se in questo connubio tra pubblico e privato ci si dimentichi di considerare che per farlo è necessario investire in risorse umane, esperte e formate sul settore.

Cosa manca alla nostra realtà locale per incentivare l’utilizzo delle moderne tecniche di comunicazione all’interno delle aule istituzionali?

Crediti foto Victor Bezrukov

Fonti: http://www.comune.fi.it/avviso_pubblico.htm
Fonti: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/02/08/news/firenze_terza_in_classifica_per_i_follower_su_twiter-52191831/

Laura Trapasso
Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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