Il ruolo delle imprese nel marketing territoriale attraverso un post, una storia… quella di una Città affaticata e rassegnata

 

Catanzaro tra le sue dimenticate meraviglie vive sopita da martellanti questioni sociali, economiche e politiche che lentamente la distruggono. Massoneria, scandali a Palazzo, appalti truccati, crisi di trasporti e servizi vari, elezioni politiche (e amministrative) ambigue, ‘ndrangheta, interessi di pochi Noti… i Tre Colli, le Tre V e poi ancora identità violata e memoria storica avvelenata da incuria e disinteresse collettivo. 

Come è avvenuto nel precedente articolo: il ruolo delle PA nel marketing territoriale anche in questo caso cercherò di identificare i vantaggi per un dato territorio di dotarsi di un efficace piano di promozione che implichi quindi l’esistenza di una programmata azione di marketing territoriale e che includa (nelle sue fasi di elaborazione e realizzazione) la collettività nel suo complesso. Imprese, commercianti, settore pubblico e soggetti, individualmente e collettivamente considerati, tutti sono portatori di interessi e l’obiettivo coincide con la loro sintesi. perché la migliore tra le soluzioni identificate.

Abbiamo già avuto modo di dire quanto l’amministratore  debba tenere in considerazione politiche pubbliche e azioni interne che sfruttino le opportunità offerta dalla nuova era della comunicazione e abbiamo più volte parlato dell’argomento con una particolare attenzione al Centro Storico suggerendo consigli pratici. Proprio perché l’argomento ci interessa continuiamo a disegnare uno scenario possibile di “ripresa” per la Città indicando, oggi il ruolo che i commercianti e le imprese del territorio dovrebbero avere all’interno di un univoco e predeterminato piano di marketing territoriale.

Il nostro scenario

Catanzaro è una delle tante Città colpite dalla crisi economica nonché dagli strascichi di “mani pulite“, un luogo in cui la mancata industrializzazione e la perseverante posizione di subordinazione con il Nord del Paese hanno creato una classe lavoratrice inconsapevole e incapace di fare impresa nel territorio e per il territorio (se non in sporadici e miracolosi casi). A ciò si aggiunga un mancato sviluppo delle infrastrutture principali di collegamento interregionale e istituzionale, una corsa violenta e ingiustificata alla costruzione di grandi opere come parchi eolici o centri commerciali … ed ecco delineato (per sommi capi) uno scenario che ha influenzato l’abbandono del centro storico (sia da parte delle persone, che degli uffici e dell’attenzione politica), svuotando finanche il “senso di appartenenza” alla comunità.

Nel nostro contesto, quello del marketing territoriale, azienda, prodotto e consumatore coincidono con l’obiettivo centrale: la promozione del territorio. (Ah!Breve postilla: se c’è vigore economico e intellettuale, feste, eventi, spettacoli, svago e intrattenimento vengono da sé, quindi si può per un attimo mettere in secondo piano l’organizzazione di feste, eventi e concerti, solo per un po’).

imprese-marketing-territoriale

Ipotesi 1 (peggiore)

Dinnanzi a un’evidente impossibilità del settore pubblico di risolvere le più annose questioni legate ad un sottosviluppo dell’area commerciale della Città, una via d’uscita sarebbe quella di ripensare un approccio al business orientato alla solidarietà e alla collaborazione diretta o mediata, tra commercianti.
Rischi e opportunità
Per una ripresa del “mercato” del Centro Storico servirebbe una programmazione e una gestione delle relazioni e dell’offerta globale di beni e servizi efficace e coerente con gli aspetti del luogo e i bisogni della collettività. Ciò comporta una forte capacità di ascoltarsi, di riunirsi e decidere per obiettivi condivisi tra le parti. Si tratta di concorrenza leale, di comunicazione interna a questa sorta di associazionismo tra privati, o anche di sfruttamento sostenibile di risorse (materiali e non), di amore per il territorio e per la crescita.

Come realizzarlo
I. Associazione in forma nuova o già istituzionalizzata dei commercianti e degli imprenditori che operano nel Centro Storico
II. Riunioni conoscitive e programmatiche tra i membri o gli eventuali loro rappresentanti
III. Presentazione di idee, proposte, offerte e aspettative di tutti i soggetti.
IV. Elaborazione di un piano operativo (comunicazione e marketing incluso) per nuove strategie di business
Ripetere ancora e ancora gli step fino a che le offerte promosse siano efficaci e in linea con la loro domanda. Tenendo presente che nel periodo che stiamo vivendo non è importante solo la comunicazione o il marketing territoriale ma anche e soprattutto una visione d’insieme che tenga conto di tutte le informazioni e i dati globalmente intesi e che per ambire ad una più evoluta forma di società occorre trarre risultati e insegnamenti da ogni più piccola opportunità che il nuovo mondo, il digitale e la globalizzazione hanno avuto modo di creare.

Ipotesi 2 (migliore)

Potrebbe accadere che nella piena capacità e operatività della macchina politica e burocratica ne consegua un tessuto economico produttivo coerente con la visione di mercato, con gli obiettivi di crescita e le aspettative da parte dei cittadini. Sì, insomma una situazione in cui approfittando delle nuove reti globali e tra queste quelle di una comunicazione nuova, la società nel suo complesso viene indirizzata a fare del senso di appartenenza e del ruolo che ognuno in esso riveste, veicoli di promozione e marketing territoriale.
Rischi e Opportunità
In questo caso se l’amministrazione, informata, competente e perfettamente funzionante si dotasse di un piano di marketing territoriale significherebbe interpellare le opinioni e i bisogni di tutti. La riuscita del progetto si gioca ora tutta sulla capacità delle imprese e dei commercianti di rendere operative linee guida, direttive fuoriuscite dalla stanza dei bottoni. Ad esempio, s’è disposta una nuova politica sulla ZTL, e nel contempo si sono riusciti a migliorare i trasporti pubblici, nuove linee, nuovi orari e nuovi rivenditori di biglietti e abbonamenti: per ottimizzare il business del Centro Storico studierei fasce orarie di apertura, modalità di offerte a determinate tipologie di cittadini o anche punti vendita e punti informativi che evidenzino l’offerta globale collegata alla politica…e così via per ogni più piccolo aspetto. (Come la collaborazione tra negozi limitrofi e attinenti Pub-Salumeria-Birrificio per sostenere consumo locale e scambiarsi la clientela). 

Come realizzarlo
I. Convocazioni pubbliche per categoria merceologica o per settore a mezzo individuale o di rappresentanza
II. Elaborazione negoziata di linee guida e politiche pubbliche
III. Incentivi e disincentivi per razionalizzazione e migliorare l’implementazione del piano di marketing territoriale vagliato
IV. Costante comunicazione tra pubblico e privato per valutare i risultati in fieri (e correggerli tempestivamente)

In entrambi i casi (scenario peggiore e migliore) per realizzare puntualmente una definizione degli obiettivi, delle strategie e delle modalità di promozione, di queste iniziative è opportuna la presenza di più esperti che di norma stazionano inutilizzati in fantascientifiche gabbie di vetro, comunemente chiamate Agenzie di Comunicazione o quanto meno, se proprio non si vuole interpellarli, sarebbe preferibile affidarsi a quei “cugini del mestiere” che un po’ vi si “avvicinano” per evitare che l’opportunità diventi rischio e che la possibilità di coordinarsi tra imprese per seguire un piano di marketing si dissolva in una nuvola di fumo.  Servono ( e qui giova ripetersi) analisti, economisti, sviluppatori di software, esperti di comunicazione interna ed esterna, professionisti della promozione on-line e off-line, project management per aiutare questa “rete di imprese” nella propria attività e nella coesione di gruppo, serve una quantità smisurata di soggetti e strumenti per decretare la riuscita o il fallimento di un efficiente piano di marketing.

Una cosa che non deve mai mancare: l’identità della Città se questa non è condivisa, conosciuta e tramandata al suo interno non è possibile operare né sul piano ipotetico che in quello propriamente operativo. Perché è in base ad essa che si definiscono i bisogni e gli interessi, che si elaborano gli aspetti da promuovere all’esterno e si sviluppano strategie di business di lungo periodo. In questo le imprese (intese anche come capacità del tessuto imprenditoriale di organizzarsi in reti) svolgono, come le PA e la società civile, un ruolo decisivo e imprescindibile.

In parole povere se coordinati da politiche o da una spontanea associazione di idee e interessi le imprese, le PMI, i commercianti del Centro Storico ( o del mondo) avrebbero un miglioramento incontrovertibile. Se io vendo scarpe e il mio vicino borse e quello ancora più in là abbigliamento, il minimo che potremmo fare, assieme, è di organizzare una strategia per promuovere e vendere al meglio i nostri prodotti, pensati per un target ben definito. Se il Cinema storico è ancora chiuso e inutilizzato si trova vicino ad alcuni pub più rilevanti, il minimo che possa fare (proprietario di uno stabile morente) è organizzare convenzioni, promozioni e programmazioni alternative per rilanciare la mia attività. Solo in questo caso il successo non sarebbe solo ipotetico ma realmente plausibile.

Crediti foto copertina

Laura Trapasso
Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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