Come fare per salvare il Centro Storico di Catanzaro? Imparare dal Centro Commerciale e dotarsi di un ufficio marketing… anche!

 

Da un ventennio o poco più Centro Storico fa rima con -locali sfitti-.

  1. Chiuso per trasferimento attività
  2. Chiuso per fallimento
  3. Ci siamo spostati
  4. Ci siamo trasferiti in Argentina… 

 

Chi non ha saputo trasformare la propria attività seguendo le sfide imposte dal nuovo mercato;

  1. chi ne è stato tagliato fuori;
  2. chi ancora resiste;
  3. chi non se ne fa una ragione;
  4. e chi a stenti persevera con un’offerta vecchia quanto il proprio negozio, “perché tanto, non cambia nulla!”

 

Sì, il lassismo è un po’ l’unico sentimento che occupa questi locali. Ci si sente fagocitati dai bisogni di un consumatore che vuole il “tutto, subito” e quel tutto spesso non gli basta perché vuole il “nuovo” e lo vuole “ieri”.

Però smettiamola di parlare di crisi, la colpa non è della crisi (o almeno non solo). Quelle malaugurate volte che mi ritrovo la dentro c’è sempre troppa gente, e troppe buste piene che entrano nelle auto di chi dice di andarci addirittura, solo per farsi una passeggiata.

Cosa rende vincente e inarrestabile il successo dei centri commerciali?

La risposta che qui serve è una sola: l’ufficio marketing.

I centri commerciali si dotano di un ufficio marketing, di gente esperta, di professionalità disparate per gestire l’ampio settore di riferimento e anche, per non fare “del rischio di impresa” un mostro mitologico, quanto piuttosto un ulteriore variabile da analizzare prima di aprire un negozio.

  1. Prima di aprire una qualsiasi attività, infatti, si opera analisi di mercato, si sonda il terreno, si vagliano i bisogni o i desideri del target di riferimento, si conoscono i consumatori e si sa quando premere il “tasto invio” .
  2. Una volta aperto, si pianifica un’inaugurazione attraverso un evento, che andrà prima di tutto pubblicizzato.
    E, tra i primi invitati di certo, ci saranno i gruppi più influenti per quella tipologia di consumo. (Se decidessi di aprire una profumeria nel centro commerciale vicino l’università, ad esempio, non solo l’offerta verterebbe su oggetti più indicati per quell’età, ma farei di tutto affinché le prime a varcare la soglia siano loro, le matricole, proponendo magari dei vantaggi, sconti o promozioni).
  3. Pubblicizzare gli eventi significa anche ideare, stampare, affiggere e distribuire locandine, 6×3 e volantini. Grafici, copywriter, tipografie, fotografi, personale tecnico e altri umili servitori del mondo del marketing rientrano in questa delicata fase di cura del look del centro commerciale. Ci sono da proporre le nuove offerte, da pubblicizzare i nuovi prodotti, le promozioni per il mese estivo ecc…
    Ogni più piccola minuzia è necessaria, e bisogna mostrarla al pubblico nella sua forma migliore.
  4. Poi ci sono le riunioni del personale, quelle dei cervelloni che analizzano dati, statistiche e rendiconti e tutti quei noiosi numerini che fanno la differenza.
  5. Poi ancora, quelle dei direttori creativi che devono studiare strategie per “vendere di più”, per attirare “anche l’altro target”, quelle riunioni che per una ragione o per un’altra sono indispensabili per la sopravvivenza (e il successo) di un’attività commerciale.

E così via…

Ho chiesto un po’ in giro ad amici e parenti cosa manca al Centro Storico per diventare Centro Commerciale. Perché si finisce con l’acquistare comunque in questi grandi centri-decentrati e cosa potrebbe aiutarli a ripercorrere la strada che porta in Città. Le risposte quasi tutte simili nel complesso, le soluzioni tutte fattibili e tutte condivise.

  1. Manca l’offerta, per i giovani soprattutto. Se c’è è troppo costosa, perché sono rimaste solo boutique. Quei franchising che ci sono, si sono dimostrati di scarsa qualità e non se ne trova uno di quelli più in voga al momento.
  2. La cosa che più svilisce è il perseverare di un’amministrazione che saltella da un’ordinanza pazza all’altra. Sul Corso non si può parcheggiare non solo non ci sono negozi o locali ma il ticket costa un euro per mezzora. Un po’ disincentivante. no?!
  3. Gli affitti sono troppo alti, farebbero strabuzzare gli occhi anche a Milano cifre come le nostre (evidentemente ingiustificate).
  4. C’è chi con entusiasmo e spirito di rinuncia alla griffe continua a preferire il vecchio negozietto (dell’amico); chi prima di recarsi nei grandi centri vaglia tutte le alternative possibili, chi per non prendere una posizione acquista direttamente da internet, chi auspica ad una ripresa delle attività in Città mediante un’accurata strategia rivoluzionaria, chi incolpa la mancanza di un senso civico e chi sa bene che basterebbe davvero poco.
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Manca la scelta, mancano i parcheggi, manca la comunicazione, manca la gentilezza dei commessi e un’offerta in linea con i bisogni del consumatore.

Eppure le risposte ci sono. Me le hanno date loro, i consumatori che ho intervistato. Perché forse l’unica cosa che manca è la capacità degli esperti di ASCOLTARE.

  1. Isola pedonale e servizi di trasporto efficienti (quella più complicata da attivare)
  2. Ufficio marketing: attivato o da un network collaborativo degli esercenti del luogo o meglio dagli enti ai quali gli stessi pagano l’iscrizione e tutta una serie di tasse. Associazioni di categoria ed enti come camera di commercio, confartigianato e simili potrebbero davvero fare molto da questo punto di vista. Ed è forse il punto decisivo del mio discorso perché in linea di principio sarebbe il luogo privilegiato per una linea di azione coerente, in grado di sostenerne spese e organizzazione, nonché collegamenti e controlli puntuali e ben definiti. (Ma molto più complicato del primo punto, n’è vero?)
  3. Strategia di vendita trasparente orientata alla persona che tenga un occhio fisso al mondo digitale che è sempre più reale che virtuale.

 

L’analisi di certo non approfondita ha confermato ipotesi già chiare, tocca a noi cambiare le cose, perché ad aspettare l’altro o meglio l’Alto si fa notte. Le amministrazioni hanno fallito e hanno fatto i loro giochi, le associazioni di categoria hanno dimostrato di non essere in grado… l’unico modo per ripartire è “dal basso” ma con astuzia. Con un’idea, degli strumenti per realizzarla e la gente competente per metterla in strada. 

In bocca al lupo!

Crediti foto di copertina: Umberto Rotundo

Laura Trapasso
Aspirante scrittrice cinica e puntigliosa, con il perenne blocco dello scrittore (dice lei). Con la sola imposizione delle dita è capace di dare luce ad argomenti nuovi, mai banali, e di renderli leggeri e adatti ad ogni lettore.

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